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CORIONAMNIOSITE
È una infezione acuta o cronica delle membrane fetali con possibile estensione alla placenta, al cordone ombelicale, al liquido amniotico e al feto. Si deve tener presente che nel liquido amniotico possono essere presenti microorganismi senza che vi sia una franca infezione intrauterina, fino al 10% delle amniocentesi eseguite in prossimità del termine in donne con membrane clinicamente integre presentano una varietà di batteri cervicovaginali. Questi microorganismi sono di solito a bassa virulenza e sembrano provenire dalla cervice e dal segmento uterino inferiore con successiva penetrazione nelle membrane fetali.
Molteplici microorganismi sono in grado di penetrare le barriere difensive materne e fetali e di mediare l'infezione intrauterina, anche del liquido amniotico. Particolari ceppi di comuni microorganismi gram-positivi aerobi, come la Listeria monocytogenes, possono causare una catastrofica sepsi fetale provocando solamente una malattia similinfluenzale nella madre. Anche altri batteri e virus (per esempio il citomegalovirus, il virus della varicella, etc.) possono provocare infezioni fetali mediante trasmissione ematogena. Al contrario, l'infezione intrauterina viene generalmente provocata da microorganismi ascendenti dal tratto genitale inferiore.
L’infezione più importante è la sepsi neonatale a insorgenza precoce (entro 5 giorni dalla nascita), provocata dallo streptococco di gruppo B (SGB), ha una frequenza da 1 a 3 su mille nati. I fattori associati con aumentato rischio di infezione neonatale sono: (1) Una carica relativamente notevole di SGB nel tratto genitale materno, (2) bassi livelli di anticorpi tipo-specifici contro il sierotipo colonizzante di SGB, (3) una rottura di membrane da tempo prolungato (≥24 ore), (4) travaglio prolungato o pretermine, (5) endometrite materna o, (6) febbre nel postpartum. La relazione generale che determina una infezione in gravidanza è la stessa degli individui al di fuori della gravidanza. Viene espressa con semplicità dalla formula di Theobold Smith (un patriarca della microbiologia e della patologia):
Infezione = carica del microorganismo x fattori di virulenza difese dell' ospite
Gli streptococchi, grazie alle loro caratteristiche di superfice, aderiscono preferenzialmente a epiteli estrogenizzati. Questo è valido anche per il bambino. Dopo il parto, lo SGB si lega avidamente alle cellule del neonato, ma perde rapidamente questa capacità dato che gli effetti degli estro geni vengono dissipati nel giro di una settimana dopo la nascita. La presenza di sufficienti concentrazioni di anticorpi materni anti SGB sierospecifici, trasportati attivamente attraverso la placenta nel terzo trimestre, è al contrario protettiva nei confronti di una infezione invasiva da SGB. La combinazione di elevata colonizzazione materna e basso titolo anticorpale materno sierospecifico, aumenta fortemente il rischio di infezione materna e perinatale da SGB. Una carica relativamente aumentata e una diminuzione dei fattori difensivi dell'ospite, specifici per quell'organismo, giocano un ruolo in altre frequenti infezioni perinatali, comprese quelle provocate da E. Coli, K l, Listeria monocytogenes e virus dell'herpes simplex.
Le strategie generali utili nel ridurre il rischio di infezione perinatale si avvalgono della somministrazione di penicillina o ampicillina (nelle pazienti allergiche alla penicillina si può utilizzare clindamicina o eritromicina) nelle ore che precedono la nascita o dopo la rottura delle membrane fino al parto, è efficace nel ridurre il rischio di trasmissione verticale di una infezione perinatale da SGB.
Vi sono antibiotici in grado di raggiungere il liquido amniotico e altri no. Un certo numero di fattori, tra cui il peso molecolare, la solubilità nei lipidi, le proteine di legame nel siero e l'integrità placentare, influenzano il passaggio degli antibiotici al prodotto del concepimento. Antibiotici come la penicillina, l'ampicillina, la clindamicina e gli aminoglicosidi attraversano prontamente la placenta. La concentrazione fetale raggiunge approssimativamente il 30-40% della concentrazione plasmatica materna. D'altra parte, l'eritromicina non attraversa facilmente la placenta (livelli fetali pari allo 0-20% di quelli materni). Ne consegue che gli antibiotici efficaci nel trattamento della corioamnionite acuta devono coprire un ampio spettro di possibilità infettive (SGB, E. Coli, altri coliformi, Haemophilus influenzae ed una varietà di microorganismi anaerobi associati con la vaginosi batterica e, meno frequentemente, Listeria monocytogenes, inoltre. Gli antibiotici utilizzati devono essere in grado di entrare nel compartimento fetale e non devono essere tossici. Una combinazione clinica di uso frequente comprende l'ampicillina e la gentamicina, la gentamicina e la clindamicina o possibilmente un singolo farmaco come la ticarcillina + acido clavulanico (Timenten) o l'ampicillina + il sulbactam (Unasyn).
dott. Antonio Ragusa (www.ostetriciaitaliana.it)
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10/05/2005
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