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IGIENE INTIMA
SINTESI DELL’INTERVENTO
DEL PROF. WALTER GUALANDRI
PROF. GUALANDRI È DOCENTE DI GENETICA MEDICA ALL’UNIVERSITÀ DI MILANO
Le caratteristiche fondamentali di un buon prodotto per l’igiene intima
sono tre: innanzitutto tutto deve rispettare le normali condizioni
fisiologiche delle vie genitali femminili ( il cosiddetto ecosistema
vaginale ), in modo da non interferire con il loro sistema di
autodifesa. Inoltre non deve contenere né tensioattivi aggressivi, né
profumazioni che a lungo andare possono essere responsabili di reazioni
allergiche.
Primo punto: un detergente intimo rispetta l’ecosistema vaginale quando
presenta un pH il più possibile simile a quello fisiologico.La sigla pH
indica la concentrazione dello ione idrogeno ( H ) in una sostanza o in
un tessuto corporeo: in termini numerici, il pH che va da 0 a 6 è acido,
7 è neutro, mentre valori da 8 a 14 indicano un pH alcalino. A seconda
delle fasi di vita della donna, il canale vaginale ha un diverso pH.
In età in età fertile il pH vaginale è acido, cioè compreso tra 4,5 e 5.
Questo è dovuto al fatto che, nella donna in età fertile gli ormoni
estrogeni stimolano la produzione di glicogeno, uno zucchero che viene
trasformato dalla flora batterica vaginale (i lattobacilli di Doederlein)
in acido lattico, sostanza che mantiene stabile il pH acido nel canale
vaginale.
L’acidità è importantissima per il mantenimento dello stato di benessere
dell’ecosistema vaginale: in queste condizioni infatti i germi patogeni
(possibili responsabili di infezioni vaginali) non riescono a vivere e a
moltiplicarsi con una conseguente minore probabilità di sviluppare
infezioni vaginali.
Ecco spiegato perché a volte può bastare un prodotto sbagliato, cioè
neutro, per alzare l’acidità delle mucose genitali e quindi, di
conseguenza, per indebolire i lattobacilli e spianare la strada a germi
patogeni.
Nella bambina in età prepubere e nella donna in menopausa, vengono a
mancare gli ormoni estrogeni: non vi è quindi produzione di glicogeno, i
lattobacilli non sono presenti e quindi non si ha produzione di acido
lattico: il pH vaginale è circa neutro. Si abbassano notevolmente le
difese naturali e quindi si ha un maggior rischio di infezioni.
In questo caso, un prodotto acido provoca bruciore e irritazione, e
bisogna quindi usare un prodotto a pH neutro. E’ quindi sbagliato usare
per la bambina lo stesso prodotto per l’igiene intima utilizzato dalla
mamma.
Secondo punto: la presenza di tensioattivi troppo aggressivi. La
funzione di questi composti nei detergenti intimi è catturare i residui
da eliminare, che successivamente vengono trascinati via dall’acqua. Se
però troppo aggressivi (e l’aggressività è tanto maggiore quanto più
schiuma producono) i tensioattivi possono indebolire i lattobacilli, che
non riescono a mantenere stabile il pH acido. Inoltre determinano una
sorta di esfoliazione delle cellule superficiali delle mucose genitali
che si può tradurre in una perdita di resistenza della superficie che
spiana la strada all’impianto di germi patogeni.
Per finire: la profumazione del prodotto. E’ bene specificare che spesso
questa caratteristica è determinata alla presenza di sostanze chimiche
fortemente allergizzanti, che, messe a contatto giorno dopo giorno con
la mucosa genitale, possono dare origine a reazioni indesiderate, quali
prurito e bruciore.
questa
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10/05/2005
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