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CONOSCI GLI INQUILINI DEL PIANO DI SOTTO?
Se la vagina fosse una
casa e la vulva la sua porta di ingresso, protetta da vigili guardiani
che la sorvegliano costantemente, conterebbe miliardi di inquilini,
divisi in tante tribù, che convivono pacificamente. In linguaggio
medico, questa numerosa e variegata popolazione di germi si chiama
ecosistema, indispensabile
per la salute della zona intima femminile. Dalla pubertà alla menopausa,
però, l’ecosistema non è statico. Subisce, anzi, continue modificazioni
legate sia alle naturali variazioni “interne” (soprattutto ormonali),
che l’organismo subisce in determinate stagioni della vita (la prima
mestruazione, la gravidanza, la menopausa), sia a fattori esterni che ne
influenzano l’equilibrio (l’uso di contraccettivi orali o di
antibiotici, l’igiene intima, le abitudini sessuali). Ma la natura non
si fa mai cogliere impreparata. Per mantenere l’armonia tra le varie
tribù di microrganismi, evitando che per cause interne o esterne l’una
prenda il sopravvento sull’altra minando l’ecosistema, ha affidato a una
tribù particolare, quella dei lattobacilli, il compito di vegliare sulla
pace generale. Dai lattobacilli dipende l’acidità della zona vaginale e
dal livello di acidità (cioè dal pH) dipende l’equilibrio dell’intero
ecosistema. Non è da meno la vulva, cioè l’area dei genitali esterni più
“esposta” alle aggressioni, anch’essa dotata di una serie di armi
difensive ad hoc e di un proprio ecosistema, a sua volta legato al
livello di acidità locale. L’ecosistema vaginale e vulvare,
naturalmente, sono uniti a doppio filo: lo squilibrio dell’uno non può
non riflettersi sull’equilibrio dell’altro.
VAGINA: DIFESA DAI
LATTOBACILLI
I guardiani dell’ecosistema vaginale sono in grado di garantire la
convivenza pacifica delle sue tribù attraverso la produzione di quattro
sostanze preziose:
acido lattico, acqua ossigenata, batteriocine e lattocine. Sono
soprattutto le prime due a mantenere il giusto pH (cioè grado di
acidità), che è pari a 4. Quando i lattobacilli, per i motivi più
disparati, sono pochi, il pH si alza (cioè perde acidità, diventando più
alcalino o basico), con una serie di conseguenze negative per
l’ecosistema. La più importante è che le tribù di germi normalmente
minoritarie (come il batterio Gardnerella) si sviluppano in eccesso,
scatenando le vaginosi, infezioni legate allo squilibrio della flora
batterica residente, diverse dalle vaginiti, provocate da invasioni
esterne (germi intestinali che invadono la vagina o germi che arrivano
da fuori e che non vivono nella zona). Non solo. Un pH poco acido
ostacola anche la produzione dibatteriocine, i soldatini che – come
suggerisce il nome – hanno il compito di tenere a bada i batteri e che
sono tanto più efficienti quanto più il pH è basso. In sostanza, se il
pH è superiore a 4,5 i soldatini difendono male, l’acqua ossigenata
viene distrutta più rapidamente, aumenta la proliferazione di
germi minoritari e tutta la zona è più vulnerabile all’invasione di
germi intestinali.
QUALI SONO I FATTORI
CHE POSSONO ALTERARE IL PH VAGINALE, APRENDO LE PORTE ALL’ANARCHIA
NELL’ECOSISTEMA?
Le variazioni ormonali, le mestruazioni, il muco cervicale (durante
l’ovulazione ha pH neutro), lo sperma (ha un pH basico, a 7,39), l’uso
di antibiotici locali o per bocca (uccidono anche i germi buoni: usarli
solo se strettamente necessario), rapporti sessuali promiscui e non
protetti dal preservativo, l’igiene intima scorretta, la spirale o il
diaframma.
COSA FARE
Per le donne che soffrono di frequenti vaginosi e vaginiti, il consiglio
è di puntare
sulla cura locale. Esistono i cosiddetti modulatori di pH, che
rinforzano le
difese della zona senza ricorrere a farmaci che, spesso, squilibrano
l’ecosistema.
Il modulatore per eccellenza in caso di ipoestrogenismo (in menopausa)
è l’estrogeno da applicare in vagina, in compresse vaginali, gel o
crema: diversi
studi ne hanno ormai dimostrato l’efficacia. Molte ricerche, poi,
suggeriscono
l’uso di acido borico (in ovuli) se i problemi vaginali colpiscono in
età fertile.
VULVA: PROTETTA DA
UNA BARRIERA
Tutta la pelle, ma soprattutto la delicatissima mucosa vulvare, è
rivestita da una pellicola protettiva, composta di aria, gas, sebo,
acqua e sali elettroliti, fondamentale per: mantenere in equilibrio il
pH vulvare (intorno a 5-5,5), neutralizzando l’effetto alcalinizzante
delle aggressioni chimiche (effetto tampone per esempio verso certi
detergenti aggressivi); mantenere l’idratazione e l’elasticità della
mucosa; proteggere la zona dalle aggressioni di funghi e batteri.
Nonostante questa preziosa barriera naturale, unita a efficaci
meccanismi di autodifesa biochimici, la vulva è più soggetta agli
attacchi che arrivano dall’esterno per la sua stessa posizione “allo
scoperto”: lo dimostra l’aumento dei casi di dermatite da contatto o di
vere e proprie dermatiti allergiche locali. Le cause principali di
irritazione della zona sono: le secrezioni corporee, alcuni prodotti per
l’igiene (saponi, deodoranti intimi, creme depilatorie), certi farmaci
(disinfettanti, preservativi, antimicotici e antibatterici), i
contraccettivi (diaframma, condom) e le cattive abitudini (portare
sempre il salvaslip, usare biancheria intima sintetica, indossare
pantaloni troppo stretti).
COSA FARE
Per mantenere intatta la barriera protettiva della zona vulvare, è
fondamentale
scegliere il giusto detergente intimo, dietro consiglio del ginecologo
.Vale la pena di citare il timo, pianta amica della donna perché capace
di tenere sotto cntrollo lo Staphylococcus Aureus, evitando che questo
germe tenacissimo penetri nella mucosa, scatenando un’infezione.
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07/10/2005
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