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Cenni di storia delle vaginiti

 

Per curare le vaginiti si andava dal"papavero bianco in brodo di semi di ortica" o dalle "foglie di melo grano dolce con galla in vino astringente" ai "pessari di mirra, iride, cipero e zafferano" o alle più imbarazzanti preparazioni a base di "miscela di teste di vermi, allume di Egittoed annessi fetali"

Dati anatomici precisi si possono trovare poi nelle opere di Sorano d'Efeso circa nel II secolo d.C. e, quattro secoli dopo,nei trattati per le ostetriche di Muscione ("Gynecia") ove si suggerivano anche alcuni altri trattamenti topici: "potrai immettere in vagina con la macchina del clistere aceto annacquato o acqua di mirto, lentisco, gelso selvatico, buccia di pomogranato e foglie di salice, oppure potrai mettere dei pessari di lana imbevuta con succo di piantaggine, cicoria, uva lupina o succo di uva acerba".

Nei secoli veniva poi intuita la capacità di assorbimento della mucosa vaginale: Giovanni Mariniello (XVI sec) proponeva forse il primo test di sterilità di coppia basato su un esame certamente meno impegnativo di quelli di oggi:" introdurre uno spicco di aglio nella vagina: se poi la donna puzza di aglio dal naso, non è sterile..".

Via via nei secoli le cose assumono un aspetto meno empirico, per giungere al settecento dove, con Morgagni, si aveva una prima distinzione del tipo di "fluor" vaginale con specifico trattamento terapeutico: per esempio veniva consigliato di "prendere le radici delle rose bianche, immergerle in un decotto di vino e berlo per alcuni giorni " o, come in Svizzera, in cui le contadine consigliavano di mangiare "salsicce bianche e gigli bianchi bolliti in acqua".

Esistono ancora famose annotazioni scientifiche ( .. ) secondo le quali la leucorrea era più frequente nelle donne pingui ed in quelle consumatrici di caffelatte (mentre se assunti separati, caffè e latte non producevano alcun effetto !)

Con l'ottocento si arriva alle scoperte batteriologiche ed istologiche con introduzione di alcuni concetti riguardanti certe "improprietà nel vestire" per cui "sotto le gonnelle passa una aria ghiaccia e dal terreno bagnato si sollevano umidi vapori con conseguenze che nelle più delicate parti del corpo vengono soggette a raffreddamenti certamente poco giovevoli per la igiene sessuale".

Tuttavia venivano proposti trattamenti ancora molto empirici quali "iniezioni in vagina di vapori di acido carbonico o di cloroformio, di balsami a base di china o di segala cornuta.

 

Approfondimenti: VAGINOSI, TERAPIA DELLA VAGINOSI

questa pagina è aggiornata al 29/08/2009

Franco Vicariotto
Specialista in Ostetricia e Ginecologia
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