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RIFLESSI SULL’INTIMO DELLE
ALTERAZIONI DELL’ECOSISTEMA-VAGINALE.
Francesca Ferdeghini & Rossella E. Nappi
Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico S. Matteo,
Università degli Studi di Pavia.
Introduzione
Gli organi genitali rappresentano l'effettore della sessualità femminile
e tutte le patologie che sono in grado di alterare l'equilibrio
dell'ambiente vulvo-vaginale esercitano un profondo impatto sulla
qualità della vita sessuale durante le varie fasi della vita
riproduttiva della donna.
Il ciclo della risposta sessuale femminile dipende dall’integrità
anatomo-funzionale dei tessuti vulvo-vaginali, degli organi pelvici e
delle strutture muscolari, vascolari e nervose ad essi connesse.
La vita fertile è caratterizzata da una elevata recettività sessuale che
viene progressivamente persa con l’età e la menopausa; il trofismo
genitale è principalmente garantito dall'azione degli estrogeni, dalla
tonicità delle strutture pelviche e dall'attività sessuale stessa. E'
certo però che infezioni di varia natura che colpiscono l'apparato
genitale rappresentano non soltanto uno stato di "impotenza" transitoria
femminile, ma possono connotare in senso negativo l'atto sessuale,
ingenerando fobie e comportamenti di esitamento.
Salvaguardare l’eco-sistema vaginale, mantenendo un pH ottimale, è
rilevante non soltanto al fine di prevenire eventi di patologia, ma
anche per favorire una sessualità recettiva e soddisfacente. Inoltre,
una buona gestione terapeutica delle infezioni genito-urinarie dovrebbe
prevedere anche l'approfondimento dei risvolti psico-sessuali per la
donna e per la coppia, prevenendo eventuali cause di cronicizzazione che
possono portare a vere e proprie disfunzioni sessuali.
Vagina e risposta sessuale
L’ecosistema vaginale in condizioni fisiologiche è un equilibrio
dinamico di flora microbica modulato dall’assetto ormonale, dal pH e
dalla risposta immunitaria, fattori tra loro strettamente
interdipendenti. Le cellule della parete vaginale hanno un importante
ruolo nel mantenimento di tale equilibrio, in particolare gli strati
superficiale ed intermedio dell’epitelio, la cui proliferazione e
maturazione è ormono-correlata. Tali cellule dispongono di abbondanti
depositi citoplasmatici di glicogeno, il cui metabolismo anaerobio
mantiene il pH vaginale nell’ambito della normalità (3.8-4.5). E’ grazie
a questo meccanismo che l’invasione di patogeni esogeni o la
replicazione di microrganismi innocui e presenti a livello vaginale in
bassa quantita’ come normale flora batterica viene ostacolata e il
viraggio del pH verso una minor acidità/maggior alcalinità rappresenta
pertanto l’elemento chiave. Normalmente la mucosa vaginale è umettata
dal fluido, visibile all’ispezione come secreto chiaro costituito da
trasudato del plasma, da muco cervicale e dalle secrezioni delle
ghiandole vestibolari. Tale fluido contiene anche sostanze
antimicrobiche che gli conferiscono una funzione di interfaccia
protettiva.
Varie condizioni possono alterare l’equilibrio dinamico dell’ambiente
vaginale: età, gravidanza, contraccezione ormonale, dispositivi
intrauterini, spermicidi, alle terapie antibiotiche protratte con
distruzione della flora lattobacillare, dismetabolismi, stati di
immunodepressione, ecc. Anche i rapporti sessuali possono costituire un
importante fattore di rischio, generando modificazioni biochimiche
dell’habitat vaginale, comportando stress meccanico, oltre che favorendo
l’apporto di flora microbica contaminante o di organismi patogeni
sessualmente trasmissibili. Abitudini comportamentali e/o igieniche
rappresentano altrettanti fattori di rischio per eventuali alterazioni
dell’ambiente vaginale. L’utilizzo inappropriato ed eccessivo di
detergenti e lavande può influenzare il pH vaginale ed impoverire la
flora lattobacillare, ma anche il modo non corretto con cui viene
espletata l’igiene vaginale e la possibile contaminazione di
microrganismi del distretto intestinale e l’uso frequente di biancheria
intima sintetica, collant, pantaloni attillati e salvaslip possono
favorire la crescita di patogeni o indurre fenomeni di
sensibilizzazione.
La vagina ha però un duplice valore nel suo essere organo effettore
della sessualità: biologico e psico-relazionale. Infatti, l’integrità
del suo equilibrio è determinate per il meccanismo dell’eccitazione
genitale. Per riassumere brevemente le attuali conoscenze riguardo alla
vasocongestione vaginale e all’aumento della lubrificazione durante
l’eccitamento genitale indotto dall’eccitamento soggettivo e dalla
stimolazione diretta, è verosimile che la dilatazione delle arteriole
vaginali determinata dal peptide intestinale vasoattivo (VIP),
dall’ossido nitrico (NO) e da altri neurotrasmettitori non noti, e la
costrizione venosa associata al neuropeptide Y (NPY) siano alla base
dell’aumento della formazione di liquido a livello interstiziale a
partire dai capillari sottomucosi vaginali. Il trasudato neurogeno
filtra attraverso le cellule epiteliali nel lume con una minore
concentrazione di potassio e una maggiore concentrazione di sodio
rispetto alla stato di non eccitamento, comportando un innalzamento del
pH. L’intero processo emodinamico è governato dagli estrogeni. Anche le
piccole labbra partecipano alla formazione di un trasudato con le stesse
modalità e l’NO svolge un ruolo dominante androgeno- ed
estrogeno-dipendente nella vasocongestione dei corpi cavernosi
clitoridei ed è probabilmente coinvolto, insieme alle prostaglandine,
nella regolazione del tono della muscolatura liscia clitoridea.
D’altro lato però l’eccitazione genitale non è soltanto la risultante di
un buon funzionamento dei meccanismi di recettività vaginale, ma è
modulata dai meccanismi discendenti che traducono la libido e
l’eccitazione soggettiva, influenzati a loro volta da componenti emotive
e cognitive che coinvolgono anche il vissuto vaginale sia in termini di
salute che di significato relazionale. La vagina in condizioni di riposo
non rimanda, infatti, informazioni dal momento che è per la più parte un
organo ad innervazione viscerale, eccetto il terzo esterno che ha
un’innervazione di tipo sensitivo. Questo può rendere ragione del fatto
che la vagina viene vissuta dalle donne come un organo sconosciuto e
misterioso, ricco di un’intima simbologia, proprio perché piuttosto
insensibile al di fuori della stimolazione sessuale, ma attivo e vitale
nel corso dell’atto sessuale. Riflettere sull’equilibrio vaginale, oggi
è ancor più possibile grazie all’introduzione di una metodica
contraccettiva ormonale a rilascio locale, può permettere alla donna una
miglior conoscenza del sé corporeo interno e metterla in contatto con la
sua dimensione privata e intima, stimolandola a capire e comunicare
dubbi, bisogni e problemi senza pudore. Sentirsi a proprio agio nei
confronti della vagina può servire, infatti, a colmare quell’incredibile
distanza, presente ancora in molte donne, tra il corpo che agisce la
sessualità e le emozioni e i sentimenti che la motivano e la
percepiscono.
Sintomi sessuali e infezioni
L’instaurarsi di processi flogistici a livello vulvo-vaginale è
caratterizzato dalla presenza di secrezioni anormali, edema dei tessuti
ed arrossamento fino alla reazione eritematosa; i sintomi irritativi più
frequentemente riferiti sono il prurito, il bruciore, il fastidio, il
senso di secchezza e il dolore spesso associato al rapporto sessuale.
Sintomi sessuali quali dispareunia superficiale e profonda e il dolore
genitale non coitale sono estremamente comuni nella pratica clinica e
talora vengono misconosciuti. La candidiasi recidivante sembra essere
l'unica infezione vaginale che si associa a vulvodinia, mentre non ci
sono dati in letteratura che confermano in modo definitivo il ruolo
dell'infezione da papilloma virus (HPV) nell'insorgenza della
vestibulodinia. Nella pratica clinica è frequente il riscontro di
pazienti con sintomi sessuali dolorosi, deficit di lubrificazione e calo
della libido a seguito di diagnosi di infezione virale. Disturbi
dolorosi della funzione sessuale possono essere la conseguenza di
ripetute terapie antibatteriche e/o antimicotiche che depauperano la
mucosa vaginale del suo milieu acido, di igiene intima scorretta e/o
aggressiva, di uso continuo del salvaslip, di allergie da contatto, etc.,
così come di esiti cicatriziali di interventi effettuati per cisti e/o
ascessi delle ghiandole del Bartolini. Anche le infezioni ricorrenti del
tratto urinario (UTI), estremamente frequenti nel sesso femminile e
spesso associate ad una suscettibilità della mucosa vaginale alla
colonizzazione da parte di uropatogeni coliformi hanno degli importanti
rivolti sessuali. I fattori di rischio più importanti nella donna
giovane sono il numero dei rapporti, l'uso di spermicidi, la
familiarità, mentre nella donna anziana prevalgono come fattori
favorenti l'ipoestrogenismo e le abitudini minzionali. Episodi
ricorrenti di sintomi delle vie urinarie con esami colturali negativi si
associano spesso ad infezioni erpetiche e a candidosi vulvovaginali e i
comportamenti sessuali (masturbazione, rapporti anali, rapporti sessuali
durante il periodo del flusso mestruale) e le abitudini igieniche
genitali (uso di tamponi vaginali, detergente a pH inadeguato) sembrano
giocare un ruolo eziologico importante. Inoltre, la congestione vulvare
durante l'eccitazione, stante la contiguità anatomica dei bulbi del
clitoride con l'uretra, può comportare sintomi dolorosi che mimano
quelli di una cistite batterica. La frequenza della ricorrenza delle
infezioni urinarie può indurre dispareunia con spasmo della muscolatura
perivaginale reattivo alla paura di incorrere nuovamente nella
sintomatologia dolorosa urinaria postcoitale. I conseguenti traumi
uretrali favoriscono il mantenimento dei sintomi tipici della cistite in
un circolo vizioso che può portare fino all'evitamento del rapporto (vaginismo
secondario) e al calo della libido. Le infezioni genito-urinarie,
causando inadeguata recettività vulvo-vaginale e dispareunia, sono
quindi potenti induttori di altri sintomi sessuali che, a loro volta,
contribuiscono al rinforzo del dolore durante il coito. Il calo della
libido è l’inevitabile conseguenza; la donna, infatti, tende
progressivamente a non esprimere la volontà di entrare in un circuito
portatore di dolore e riduce, pertanto, l’attività sessuale di tipo
coitale con notevoli ripercussioni sulla relazione di coppia.
Un counseling adeguato delle problematiche connesse all’equilibrio
dell’ecosistema vaginale deve necessariamente includere la comprensione
dei risvolti intimi, psico-sessuologici e relazionali, a fini preventivi
sul vissuto genitale personale e di coppia.
questa
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11/07/2005
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